Scusate l’autoreferenzialità, ma questo post parla (brevemente) di me: a dieci mesi esatti dal primo post, Flow ha raggiunto il traguardo di 10.000 visite.
Grazie a tutti i lettori per il tempo e l’interesse dedicato a questo spazio.
Scusate l’autoreferenzialità, ma questo post parla (brevemente) di me: a dieci mesi esatti dal primo post, Flow ha raggiunto il traguardo di 10.000 visite.
Grazie a tutti i lettori per il tempo e l’interesse dedicato a questo spazio.
In questi giorni ho risposto ad alcune discussioni che avevo lanciato su Gruppi Linkedin riguardanti l’approccio alla comunicazione aziendale e di prodotto sui Social Network. Vorrei provare a sintetizzarle in questo post, portando anche due esempi concreti di comunicazione aziendale presi da recenti casi di successo.
1) I Social Network non servono a vendere prodotti: Un Like non è un atto di acquisto e nemmeno una promessa. Usare una pagina facebook (o un altro social network) come una versione del proprio catalogo significa usarlo come una pagina pubblicitaria o poco più. I Social Network sono luoghi di relazione più che mezzi di comunicazione.
2) I Social Network sono uno strumento di business: inteso nella sua accezione più ampia. Sono innanzitutto un potente strumento di branding, in grado di migliorare le reputazione di un’azienda. Possono essere ottimi strumenti per la gestione della relazione post vendita, per raccogliere commenti o suggerimenti, per costruire comunità di pratica più o meno estese per fare knowledge management, per gestire crisi aziendali in tempo reale …. e molto altro.
3) I Social Network servono a vendere meglio i propri prodotti: una contraddizione con il Punto 1? Solo apparente. I Social Network non servono a vendere direttamente prodotti. Ma, se utilizzati nel modo corretto, permettono di creare relazioni con i propri consumatori e potenziali clienti tali da potere costruire un vantaggio competitivo e, di conseguenza, aiutare l’azienda a emergere nella competizione.
Come riuscire in tutto questo? Permettetemi un’autocitazione con una slide presa dal corso sulla Progettazione della Comunicazione Integrata che tengo allo IULM di Milano. La base della relazione sui Social Network è la conversazione. E su cosa si basano le conversazioni?
Quando si incontrano, le persone non intavolano conversazioni su caratteristiche di prodotto o marchi, ma su interessi, esperienze, valori, contenuti.
Maggiore è la possibilità di partecipare e più viva è la conversazione. La stessa cosa va replicata sui Social Network.
Cosa serve per fare questo? servono storie che raccontino argomenti di interesse per gli interlocutori in modo da coinvolgerli e generare risposte.
E veniamo agli esempi promessi nell’introduzione Si tratta di due video che , in queste settimane, hanno avuto una enorme diffusione virale.
Ecco il primo, che si intitola From Love to Bingo
E’ la storia della vita in 873 immagini, rapidissime, frenetiche, emozionanti: dalla nascita di un amore alla vecchiaia trascorsa in una sala Bingo. Parla di prodotto? NO, parla della vita, di emozioni. Argomenti di fortissima identificazione perché tutti abbiamo provato, o proveremo, ciò di cui parla il video. Parla del prodotto? SI. perché chi l’ha realizzato è Getty Images, una banca immagini, ovvero vende fotografie a chi, agenzie o aziende, le utilizza per la propria comunicazione. Il video è interamente realizzato con immagini tratte dall’archivio. E quindi il prodotto è totalmente protagonista. Pur senza mai essere menzionato esplicitamente.
Il secondo, Coca Cola Security Cameras, vuole dare una prospettiva diversa al mondo visto dalle telecamere di sicurezza: non più furti, incidenti, scene di violenza ma …
Scene rubate dalla vita quotidiana: tenere, divertenti, eroiche, comunque cariche di ottimismo e positività. Parla di prodotto? NO. La marca appare solo nel finale, come firma. Parla del prodotto? SI. Perché il video incarna i valori che la marca vuole rappresentare: open happiness, aprite la strada alla felicità. Qui sono i valori di marca e di prodotto a essere protagonisti della storia e a creare un legame emotivo molto forte con chi guarda.
Contenuti di questo tipo, oltre alla viralizzazione, si prestano molto bene a costruire altre forme di interazione e a prolungare la comunicazione: stimolare contenuti generati dagli utenti, aggregarli in concorsi, richiedere storie personali e molto altro. Il tutto per creare una connessione più profonda con gli interlocutori. Senza cercare per forza di vendere un prodotto.
La gestione efficace dei Social Media per la comunicazione aziendale è diventata un elemento cruciale di successo per il lancio di prodotti, gestione di eventi o di crisi aziendali e, più in generale, per la comunicazione di brand.
Social Media Control Centre è uno strumento- sviluppato da Liquid in collaborazione con Afterpixel – per gestire, con un’unica cabina di regia, i contenuti e l’interazione tra aziende e i propri interlocutori attraverso i principali Social Network.
Il Social Media Control Centre si occupa quindi sia della fase cruciale della definizione degli obiettivi, insieme al cliente, sia della Content Strategy, ovvero la gestione e la creazione di contenuti per veicolare i messaggi aziendali, sia della relazione con gli interlocutori ottimizzando i linguaggi a seconda del canale, distribuendo i contenuti nel modo più appropriato a seconda degli obiettivi e mantenendo un’interazione proattiva.
Non solo: attraverso l’SMCC è possibile collegare e valorizzare sui Social Media tutti gli aspetti della comunicazione aziendale online (come per esempio contenuti del blog aziendale, dei forum e altro) e offline (eventi, presentazioni di prodotto, novità, ecc.)
L’SMCC offre la possibilità di:
- Monitorare la reputazione e le attività della concorrenza - Creare / distribuire contenuti - Gestire la relazione con i propri interlocutori - Intervenire tempestivamente in caso di commenti negativi o di crisi - Raccogliere feedback sviluppando l’ascolto
COME FUNZIONA
E’ una vera e propria cabina di regia centralizzata e integrata:
- a monte con le attività di comunicazione dell’azienda, online e offline
- a valle con le community di riferimento di stakeholder, consumatori, fornitori, ecc
E’ quindi possibile collegarla efficacemente agli altri strumenti di comunicazione aziendali quali il corporate blog, il sito di prodotto o le attività di comunicazione offline creando un unico flusso di informazioni e di interazioni. Mantiene quindi sotto controllo l’intera attività aziendale sui Social Network e più in generale sul web.
Il Social Media Control Centre affianca le aziende nell’interazione operando su tre fronti:
Monitoraggio: non solo la rilevazione del sentiment ma anche la valutazione di eventuali risposte a commenti negativi ma, soprattutto, positivi.
Creazione e diffusione di contenuti: il punto chiave per la creazione di relazioni e conversazioni in rete viene affrontato sia amplificando i contenuti già disponibili dell’azienda sia creandone di nuovi a supporto delle attività.
Interazione proattiva: monitorare l’attività che si genera e rilanciarla proattivamente per mantenere viva la conversazione.
Il Social Media Control Centre può contare su 6 specialisti che curano diverse aree:
- Monitoraggio e analisi
- Blogger, stakeholder e web relation
- Creazione e ricerca di contenuti
- Gestione dell’interazione sui Social Media
- Reporting
Vengono monitorati 5 parametri fondamentali:
Portata: il numero di utenti direttamente coinvolti sui diversi Social Media;
Amplificazione: le interazioni di secondo livello come le condivisioni, i retweet, le menzioni;
Influenza: attraverso il punteggio Klout;
Atteggiamento: valutando il contesto, la polarità, il tono e il contenuto dei commenti;
Attività: bilanciando all’occorrenza i contenuti generati dal Centro con quelli della Community per evitare la sovraesposizione;
Altri parametri possono essere aggiunti su richiesta del cliente (es. conversioni all’acquisto nel caso di siti e-commerce).
I PUNTI DI FORZA
Integrazione: non solo tra i Social Media ma tra tutta la comunicazione aziendale e il web, attraverso un rapporto molto stretto con i responsabili della comunicazione del cliente che consente di ottimizzare e utilizzare anche i contenuti che un’azienda produce in modo naturale e quasi inavvertitamente.
Capacità di fornire indicazioni in tempo reale sull’andamento della campagna.
Totale misurabilità dei risultati ottenuti e, di conseguenza, del ritorno sull’investimento.
Per scarica la presentazione clicca qui o sul logo:
Nel post precedente abbiamo visto le principali novità della nuova Fan Page di Facebook. Ma come possono le nuove caratteristiche aiutare la comunicazione delle PMI? Ecco qualche indicazione:
1) Non sottovalutate l’importanza delle immagini
Se pensate che cercare belle immagini da caricare su Facebook sia un’inutile perdita tempo pensate che i post con foto o video ricevono più del doppio delle visite rispetto a quelli di solo testo. Facebook oggi offre la possibilità di valorizzare le vostre immagini, i vostri prodotti, i video aziendali, quelli dei vostri eventi e altro ancora. Non perdete questa opportunità e create immagini o video che siano in grado di catturare l’attenzione.
2) Scegliete una copertina che vi rappresenti
E’ il vostro biglietto da visita. L’ideale è avere una rotazione di immagini da cambiare periodicamente per garantire sempre freschezza di contenuti. Cosa caricare?
Qui sono vincenti immagini ispirazionali e creative, in grado di catturare l’attenzione. Se avete una campagna pubblicitaria questo è il posto giusto per farla vedere. Se non avete nulla di tutto questo, cercate di raccontare l’azienda (per esempio una bella immagine dell’edificio) o i vostri
prodotti (per esempio una foto della gamma). Oppure chiedete ai vostri consumatori di generare contenuti attraverso concorsi.
Cosa non si può caricare? Secondo le regole di Facebook è vietato caricare informazioni di contatto, prezzi o informazioni su dove acquistare, richiami a promozioni o altre informazioni commerciali.
3) Celebrate i Traguardi della vostra azienda e condivideteli
Lanciate un nuovo prodotto? Entrate in un nuovo mercato?
Raggiungete un nuovo fatturato record? Esce la vostra nuova collezione? Lanciate un progetto di CSR? Sono tutti momenti importanti della vita aziendale che adesso possono essere evidenziati nella nuova timeline. In questo modo i vostri visitatori potranno vedere agevolmente l’evoluzione della vostra azienda e i traguardi che, man mano, raggiunge. E ricordatevi che i Traguardi hanno maggiore evidenza se sono accompagnati da una foto o da un video. Ma soprattutto, i traguardi saranno maggiormente apprezzati dai visitatori se anche loro se ne sentono parte: parlate di loro e non di voi. Usate questa funzione per raccontare la vostra storia e quella della vostra azienda. Umanizzatela, non parlate di prodotti, ma delle persone che creano e che usano i vostri prodotti. Lasciate che i vostri dipendenti e consumatori entrino a far parte di questa storia raccontando i traguardi che raggiungere insieme a loro.
4) Evidenziate le notizie che interessano ai vostri visitatori
La nuova timeline su due colonne è più caotica della precedente e, nell’alternanza dei post, qualcuno potrebbe sfuggire. Usate la funzione Notizia in Evidenza per portare i post più importanti a tutta larghezza di pagina.
Potete usarla anche se non avete Rihanna? Certo. Ma anche in questo caso potete vedere come il contenuto visivo abbia un forte impatto. Quindi usate questa funzione per parlare del vostro ultimo evento e caricare il video, per annunciare la nuova campagna pubblicitaria e farla vedere in anteprima, per svelare il nuovo prodotto e raccogliere pareri, per l’anteprima della nuova home page del sito, per rivelare che avete vinto un prestigioso premio facendo vedere il momento in cui lo ricevete, per far provare una nuova ricetta o per spiegare perché, con la nuova vendemmia, questa annata del vostro vino sarà spettacolare. Scrivete e costruite questi post – che saranno quelli che, per dimensione e per contenuti iconografici, focalizzeranno maggiormente l’attenzione dei vostri visitatori - cercando di pensare non a quello che a interessa comunicare a voi, ma a quello che i consumatori hanno bisogno di ascoltare. Se con questi post riuscirete a intercettare l’interesse dei visitatori avrete più possibilità di trasformarli in vostri clienti. L’enorme potenzialità di questa funzione è di costruire veri e propri spazi pubblicitari all’interno della vostra timeline.
Se poi volete che una notizia resti in evidenza più a lungo dello spazio di un aggiornamento di pagina, ricordatevi della funzione “Mostra sempre in alto“. Questa funzione è utilissima, per esempio, per far apparire al primo posto, fino a sette giorni, l’annuncio di una promozione, il lancio di un concorso, l’apertura di un punto vendita. Non importa quanti post caricherete nel frattempo. Quello prescelto sarà sempre in cima al flusso. Cercate quindi di tenere vivo e sfruttare al massimo questo spazio, pubblicando qualcosa di nuovo ogni sette giorni.
5) Curate la vostra barra delle applicazioni
Sto parlando di quello spazio appena sotto alla copertina sul lato destro. La prima icona è fissa e collega direttamente allo spazio delle foto. Ma gli altri spazi possono essere personalizzati e possono rendere l’esperienza di navigazione della nuova Fan Page simile a quella di un sito garantendo accesso alle informazioni più rilevanti. Come?
Diesel, per esempio, ha dedicato un bottone a Fit Your Attitude, che collega direttamente alla Tab Page con la descrizione di questo stile. Subito a fianco il bottone che collega alla pagina degli eventi seguito da quello con i video dell’ultima collezione. Se è vero che nn potete più scegliere la Tab Page su cui fare atterrare i visitatori, adesso potete trasformare la pagina del Diario in una vera e propria Home Page per accedere al mondo della vostra azienda. Il tutto in modo dinamico in quanto i bottoni delle App possono essere cambiati a seconda delle vostre priorità. Per esempio, oltre a mostrare in cima il post relativo a un vostro concorso potete inserire come App la Nota che colega alla pagina in cui raccontate come partecipare.
La nuova Fan Page di Facebook offre migliori opportunità di comunicazione alle aziende? Direi di sì, ma pone anche una nuova sfida: per essere realmente efficace, la gestione della Fan Page deve diventare professionale. Occorre ideare i contenuti da caricare, pianificarne la pubblicazione, individuare immagini e video di impatto, gestire e aggiornare le Applicazioni, selezionare ed evidenziare i contenuti prioritari. Il vantaggio è che diviene un luogo molto più adatto per lo storytelling, per coinvolgere i visitatori raccontando la storia della propria azienda, dei prodotti e le storie di chi, dipendente, collaboratore o consumatore) contribuisce al successo creando o utilizzando i prodotti.
La Fan Page diventa, in sostanza, molto più editoriale e, per questo, in grado di fornire ancora di più un vantaggio competitivo a chi saprà farne uso in modo corretto.
Poco più di una settimana fa, in un mio post, lanciavo come spunto di discussione la necessità di avviare i Social Network verso la convergenza, come antidoto alla proliferazione continua e alla conseguente frammentazione.
Ecco che ieri Facebook ha annunciato l’acquisto di Instagram per un miliardo di dollari. Perché questo acquisto? Certo i 30 milioni di utenti possono essere un motivo, ma probabilmente sono già tutti su Facebook.
Molto più importante potenziare le possibilità di Facebook dal punto di vista fotografico, soprattutto visto il successo di Pinterest. Già con la nuova timeline, Facebook ha dato una svolta decisa verso la valorizzazione dell’immagine, così come la possibilità di caricare foto in alta definizione e di vederle a tutto schermo.
Sulla carta l’acquisizione getta le basi per nuovi sviluppi e per integrare sempre più i software di fotoritocco nel processo di acquisizione e condivisione delle immagini. Un’esperienza migliore e più ricca. Ma anche la possibilità, forse neanche troppo remota, di integrare le funzionalità di Pinterest o di Flickr e altri SN similari nella grande corazzata del Faccialibro.
La corsa verso la convergenza – e la lotta per la sopravvivenza dei Social Network - è iniziata? Come risponderà Google?
Oggi una delle maggiori sfide che abbiamo noi comunicatori è senza dubbio quella di far comprendere agli imprenditori l’utilizzo corretto dei nuovi Social Media e come integrarli nella strategia di comunicazione.
Anche in questo blog abbiamo condiviso come una delle difficoltà principali sia l’ostacolo culturale di adattare le modalità di comunicazione al media e non utilizzare tutto come un semplice megafono o una versione rivista della propria pubblicità.
Certo, ci diciamo, in Italia siamo indietro e l’imprenditore medio italiano è generalmente ancorato a schemi tradizionali di comunicazione. Sicuramente all’estero fanno meglio. E chi, meglio di tutti, può incarnare lo spirito della nuova comunicazione se non i big boss delle società che si occupano di comunicazione?
Beh, brutta sorpresa. Il Re è nudo, come recitava la favola. Lo svela Business Insider che ha intervistato alcuni dei tycoon alla testa delle media company riguardo al loro utilizzo di Twitter.
Nonostante le varie Primavere arabe abbiano volato sulle ali dei Social Network, e di Twitter in particolare, dalle interviste emerge come molti di loro non abbiano ancora compreso come Twitter sia in realtà una nuova piattaforma media e un modo rivoluzionario di distribuire contenuti.
Nell’intervista, Maurice Levy, a capo di Publicis, dichiara: ”Odio l’idea di dovere condividere cose che non sono da condividere o che sono superficiali …” e dopo avere affermato di non utilizzare Twitter chiosa dicendo di capire “come si lavano i piatti anche se normalmente non lo fa”
Ma Levy è in buona compagnia. Ecco cosa hanno dichiarato alla rivista altri amministratori delegati:
Arnoud Nourry, Hachette: ”Credo che comunicare con solo testo sia un modo molto limitato di esprimersi. Non è il mio stile”
Martin Sorrell, WPP: ”Ho già abbastanza da fare a rispondere alle email. Ho 66 anni e sono quasi pronto per essere trasformato in colla”
Stupisce vedere come chi dovrebbe cibarsi quotidianamente di media e di comunicazione ritenga che Twitter sia solo una stringa di 140 caratteri di testo con cui far sapere al mondo con chi hai cenato e non, piuttosto, un modo di umanizzare la comunicazione, rendendola più personale e una piattaforma per scambiare contenuti: foto, video, articoli, e quanto altro possa essere linkato.
In questo, molte celebrity, soprattutto americane, hanno superato i tycoon, usando quotidianamente twitter per mantenere un dialogo diretto e aperto con i propri fan.
Quindi? Consoliamoci. In fondo noi italiani non siamo poi così indietro e il nostro imprenditore medio può vantare una cultura digitale almeno pari a quella di chi, sul digitale, sta scommettendo la propria sopravvivenza.
Qualche giorno fa stavo guardando alla TV uno di quei programmi in cui ripercorrono stili di vita e oggetti che, sebbene di pochi anni fa, sembrano preistorici.
Mentre scorrevano le immagini dei gettoni telefonici, dei mini assegni, dei fax una strana sensazione faceva capolino nella mia testa. Mancava qualcosa all’elenco … ma cosa?
E così, rimuginando fra me e me la trasmissione finiva, ma la sensazione restava. Qualcosa era sfuggito agli autori. Poi, mentre lo spazzolino volava tra l’incisivo e il molare, l’illuminazione. Ecco cosa mancava all’elenco! il BRIEF!
Ve lo ricordate? Più o meno nella stessa era geologica dei gettoni il brief arrivava – solo a voi perché le gare ancora non erano così abusate – in una bella busta bianca A4. Un po’ perché non si poteva piegare da tanto era spesso e un po’ per mantenere quell’alone di ieraticità che una normale busta commerciale non può avere.
Quando lo si apriva era un plico consistente. Un tripudio di colori e di grafici. Ma soprattutto di informazioni. C’era il profilo dell’azienda, la piramide del posizionamento, lo scenario della concorrenza, la descrizione del prodotto, i vantaggi competitivi, la strategia aziendale, gli obiettivi, le aree no go … insomma, tutto quella che serviva per impostare qualcosa di coerente e sensato. O almeno per potersi dare degli imbecilli a ragion veduta se non ci si riusciva.
Poi i brief hanno iniziato lentamente a smagrirsi. Dapprima le piramidi sono diventate solo un patrimonio egizio (a proposito, ne ho rivista una poche settimane fa, dopo anni. Non ci potevo credere), poi lo scenario della concorrenza è impallidito fino a svanire, strategia aziendale e obiettivi sono diventati optional, le caratteristiche del prodotto, almeno quelle, sono rimaste. E così, senza quasi accorgercene siamo entrati nell’Era dell’Autobrief.
Il brief era ormai così smagrito che spesso era ridotto a una sola pagina … a spaziatura doppia e corpo 18, giusto per aiutare gli account ipovedenti. Un po’ di informazioni erano lì dentro. Qualcun’altra si riusciva a ottenerla dall’azienda. Ma, per lo più, si doveva scatenare il quizzone: Indovina il Brief. Così i buchi venivano riempiti con desk research. Oppure i più fortunati avevano una ricerca sullo stesso settore. Si chiedeva consiglio. Per lo più ci si sedeva attorno a un tavolo, ci si guardava in faccia e si cercava di fare qualche previsione o ipotesi non troppo strampalata.
In questa fortunata era, quattro, cinque, a volte anche dieci agenzie erano chiamate a ragionare e a formulare progetti su quel pezzetto di carta. E le aziende potevano così disporre di quattro, cinque, dieci risposte. Già … ma qual era la domanda?
Poi, all’improvviso, il brief è morto. Forse perché ormai indebolito e privo di sostanza, ci ha lasciati. La notizia è arrivata in una calda mattinata estiva, via mail e non più in una monumentale busta A4.
Il foglio (non posso chiamarlo brief e tra poco capirete perché) con cui il cliente forniva le informazioni sulla gara recitava – testualmente – così: “… Potremmo riportare altre informazioni ma in realtà crediamo che il modo migliore per capire chi è il committente sia quello di raccogliere informazioni e fare un sondaggio, nel mercato di riferimento e non solo, ottenendo così anche elementi rilevanti su come viene percepita (…) . Si tratta di informazioni utilissime per questo progetto …”
Quindi fare la ricerca di mercato (anche al mercato a questo punto), comprendere la percezione e stabilire, su queste basi, che tipo di obiettivi deve porsi il cliente e che progetto sviluppare per raggiungere questi obiettivi entrano tutti a far parte dello stesso pacchetto.
Il Brief è ufficialmente morto, estinto, kaputt … Benvenuti nell’era NO Brief (decisamente anche No Party perrché mi sembra ci sia ben poco da stare allegri). Ma le gare continuano a godere di ottima salute. Per forza, sono rimaste l’unica cosa gratuita a cui le aziende possono accedere sul mercato. Roba che se lo sapesse Monti si inventerebbe l’ICI sulle gare.
Però, come spesso accade con i cari estinti, proprio adesso che non c’è più, ci rendiamo conto che, in fondo, era bello avere il brief. Certo, richiedeva tempo per essere preparato adeguatamente, ma restituiva anche tantissimo:
- era un momento importante di riflessione e di confronto interno all’azienda perché obbligava a pensare e a condividere molte informazioni per essere completato
- serviva a fare il punto della situazione e fissava in modo chiaro le linee guida, almeno dell’anno successivo
- forniva all’agenzia (o alle agenzie) un quadro completo della situazione sulla base del quale impostare la strategia, e non solo la tattica, del progetto
- forniva un benchmark condiviso e oggettivo sulla base del quale confrontare le proposte risultato della gara (già, perché se la domanda non è chiara come valuto le risposte?)
Ohimé, inutile piangere sul toner versato. Ora il brief è estinto!
Ma forse …. non tutto è perduto. Pare che nelle foreste della Siberia sia stata avvistata l’ultima coppia di brief, magrissima, ma scampata al massacro. E allora, se tutti si mobilitano per salvare la foca monaca o il mitilinus perniciosissimus, non possiamo lanciare una mobilitazione dei manager aziendali per salvare il brief?
Vi prego, trovate quella coppia di brief. Accoglieteli, nutriteli, fateli ingrassare. E poi fateli riprodurre e regalate i cuccioli ai vostri colleghi delle altre aziende perché anche loro possano provare la gioia di allevare un brief sano, pasciuto, vivace, con il pelo decorato di piramidi, torte e istogrammi.
Sarete ripagati con l’affetto e la riconoscenza delle agenzie, con progetti migliori e più mirati, con minori perdite di tempo (vostre, del vostro team e di chi lavora sui vostri brief). E probabilmente anche dai risultati.
P.S. la gara del No Brief non è stata assegnata. Sorprendente!
Immaginate di essere a una festa. State chiacchierando con un vostro amico quando una persona che avete conosciuto poco prima si avvicina, estrae dalla giacca il nuovo catalogo delle pantofole che produce, ve lo illustra, vi lascia un foglio con l’elenco dei rivenditori, vi saluta e se ne va. Fastidioso? Probabilmente sì.
L’approccio al dialogo da tenere sui Social Network non è poi molto diverso da quello che terreste in un qualsiasi party, durante il quale il focus è sulla conoscenza delle persone nella stanza, sullo scambio di opinioni, sulla raccolta di informazioni, sulla condivisione di suggerimenti. Eppure molte aziende fanno proprio come il produttore di pantofole: usano le proprie pagine per presentare prodotti e non instaurano nessun dialogo.
Ecco allora 5 semplici regole da tenere a mente per migliorare l’efficacia della presenza della propria azienda sui Social Network:
1) ASCOLTO
Cercate di capire cosa i vostri utenti cercano così da costruire i contenuti che fornite sulla base di queste informazioni. Per esempio se i vostri utenti sono appassionati di cucina, fornite indicazioni su nuovi ristoranti, ricette, ecc. per mantenere viva la conversazione e mantenerli agganciati.
Esattamente come a un party, cercate di trovare un terreno comune di incontro e costruite la relazione su di esso, interessandovi a quello che fa il vostro interlocutore e cercando di essere gentili e coinvolgenti. La proposta del vostro prodotto sarà molto più efficace se viene contestualizzata rispetto a un annuncio a freddo: per esempio, se vendete prodotti nel settore food, inseriteli in una ricetta che i vostri utenti possono realizzare.
2) CONTINUITA’
E’ la prima regola per costruire relazioni efficienti. Tutti noi abbiamo compagni di Liceo che vediamo una volta all’anno, per la cena natalizia. Certo, ci fa piacere vederli e chiacchierare con loro, ma che tipo di relazione è possibile vedendosi così raramente?
Una volta che si decide di attivare un canale su un Social Network, è importante rendersi conto che la continuità è un fattore determinante. L’ambiente è estremamente competitivo con molte fonti che lottano per l’attenzione degli interlocutori. Occorre quindi non solo fornire i contenuti che cercano, ma farlo anche su base regolare per fidelizzarli.
3) AUTOREVOLEZZA
E’ un criterio fondamentale in Rete. Vedere che una pagina ha 3.000 fan o un blog 2.000 iscritti trasmette fiducia a chi entra per la prima volta. Significa che, se interessa a così tante persone, probabilmente potrà fornire contenuti interessanti anche a lui, stimolandone l’iscrizione. E’ un fatto naturale: una persona che a una festa tiene banco al centro di un capannello di amici, raccoglierà più interesse di una persona seduta a fare tappezzeria.
Cercate quindi di coltivare accuratamente il numero di follower, di stimolare commenti ai vostri post, di valorizzare quando un vostro post viene retweetato e condiviso Sono tutti indicatori di interesse che servono per agganciare nuovi utenti.
4) RECIPROCITA’
Non è altro che il vecchio detto “Se tu dai una cosa a me, io poi do una cosa a te”. Quando mettete online un contenuto di interesse per il vostro target, per esempio un e-book, chiedete a chi l’ha scaricato di segnalarlo con un tweet o di darvi un Like o un +1. Molte persone aderiranno a questa semplice richiesta (sempre che abbiate predisposto il sito o il blog per farlo facilmente con i bottoni adatti). Oppure se nel vostro blog che parla di cibo pubblicate ricette, chiedete agli utenti di mandarvi le loro.
La buona vecchia regola della reciprocità può aiutarvi moltissimo a far crescere rapidamente le visite al vostro sito o pagina e può arricchire di contenuti a zero costo
5) DATEVI VALORE
Per essere percepiti come utili o leader, occorre anche fare in modo che la vostra risorsa sia percepita come preziosa. Ovviamente bisogna prima avere guadagnato il punto 3, ovvero avere raggiunto un sufficiente livello di autorevolezza in rete. A questo punto sarà possibile attivarsi in questo senso.
“Volete sapere come cucinare una perfetta cena di Natale? Domani dalle 18 alle 19 sul mio blog vi svelerò i segreti e risponderò alle vostre domande”. “E’ pronto il nuovo e-book di gustose ricette estive. I primi 100 che si iscriveranno al blog lo riceveranno in anteprima”.
I Social Network sono nati per condividere, per permettere alle persone di scambiarsi notizie, informazioni, condividere hobby e passioni. Per questo sui Social Network è molto più difficile creare coinvolgimento parlando di prodotti: bisogna parlare di esigenze che soddisfano. O di marchi: bisogna parlare di valori e interessi comuni.
Nulla di diverso, quindi, di quello che faremmo trovandoci a una festa, in mezzo alle stesse persone che vogliamo contattare in rete.
Inizia oggi il blog di Liquid Communication, società di consulenza di Marketing e Comunicazione che ha come obiettivo lo sviluppo di progetti di marketing e comunicazione integrata finalizzati al miglioramento del business aziendale.
In questo blog segnalerò le novità e le notizie non solo di Liquid, ma, soprattutto, del mercato: idee, case history, tecnologie che possono essere utilizzate dalle aziende per migliorare la propria presenza sul mercato.
Questo è anche un luogo aperto di discussione per confrontare esperienze e case history e trovare soluzioni alle necessità di business.
Buona lettura e buone novità a tutti